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Riscontro di Aldo Mola e Nuove annotazioni di G.O.D. in margine a Presentazione e Commento all’edizione italiana e romena di “Gelli e la P2 fra cronaca e storia”…

 

 

 

 

GRANDEORIENTEDEMOCRATICO GELLI IN ROMENO

MA QUALI SONO DUNQUE I REATI MASSONICI  E NON MASSONICI  DI LICIO GELLI?
di Aldo A. Mola

 

  Ho letto e meditato Presentazione e commento all’edizione italiana e romena (2011) delmiosaggio Licio Gelli e la P2 tra cronaca e storia.  Sono grato alla Redazione di GrandeOriente-democratico (GO-dem) del dibattito che ha aperto e conduce da anni su genesi, identità e prospettive della Massoneria e di aver colto motivo di ampliarlo anche con riferimento ai miei lavori, incluso il volume in discorso.

  Con l’animo fraterno e costruttivo che la Redazione generosamente mi riconosce (e gliene sono grato in un’epoca e in un mondo  quale l’odierno: con tanto di guerre guerreggiate sull’altra sponda del Mediterranneo senza che s’oda  un sospiro dei leggendari pacifisti nostrani, già in servizio permanente effettivo)  avanzo in via preliminare alcune puntualizzazioni.
Anzitutto due “fatti personali”
La prima edizione della mia Storia  della massoneria (Bompiani) non è del 1992 ma del novembre 1976 (2^ ed. luglio 1977). Essa fu preceduta da miei saggi sul Partito d’Azione e “Giustizia e Libertà” (1967-1969), pubblicati con prefazione di Ferruccio Parri (la cui figura penso sia apprezzata  dalla Redazione di GO-dem), su Mazzini e altri temi risorgimentali, dai quali nacquero quelli seguenti, inclusi gli studi sulla Massoneria. 
Per mero errore materiale “Officinae”,  rivista della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M.,  della cui redazione da anni faccio parte, aggiunse il mio nome alla “recensione” sul libro Gelli e la P2  menzionata dalla Redazione di GO-dem.  Essa, dunque, non è una “autorecensione”. Quando ricevetti la rivista, ne parlai con la direttrice, Anna Giacomini, e convenimmo che era superfluo pubblicare una rettifica.

  Messi tra parentesi questi cenni, che non sono autobiografici ma oggettivi, osservo che Giovanni Spadolini non scrisse per “La Difesa della Razza” ma in “Italia e Civiltà” (Firenze), diretta da Barna Occhini. Colgo occasione per anticipare una informazione che reputo induca a meditare: Telesio Interlandi, già direttore di “Il Tevere” e poi, appunto, di “Difesa della Razza”, il 10  agosto 1919 venne iniziato massone nella loggia “Aurora” di Catania. E’ un fatto ignorato da Giampiero Mughini  nella molto indulgente biografia A via della Mercede c’è un razzista  (Milano, Rizzoli, 1990). Non è che un dettaglio, ma conferma che l’ “iniziazione  in quanto tale non è garanzia di alcunché: è un punto che non si traduce in una linea retta, come per altro più volte scritto, in termini diversi, dalla Redazione di GO-dem. e dal Fratello Gioele Magaldi.
Di lì tante contraddizioni di ieri e di oggi e la babele di simboli e lingue che tuttora incombe sulla Repubblica italiana. Nel citato libro su Interlandi,  Mughini  tesse l’elogio del pittore e illustratore Duilio Cambellotti, “di tendenze socialiste” e altresì  istoriatore delle glorie di Benito Mussolini nel Palazzo della neonata prefettura di Ragusa. Non dice però che Cambellotti fu anche il “tutore” di Paolo Paschetto,  valdese, vincitore del bizzarro concorso per lo stemma della Repubblica  italiana e già a sua volta illustratore di Hus il veridico di Benito Mussolini.
Solo apparentemente dettagli,  questi fatti fanno riflettere sulla complessità della storia d’Italia che, scrive la Redazione di GO-dem, visse  il disinvolto passaggio dal fascismo al comunismo, trapasso “possibile, anzi necessario…”.

Vengo al cuore delle questioni, tutte importanti, proposte da GO-dem.   
Le vicende del Grande Oriente d’Italia dalla ricostituzione (1943) al suo agognato riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (1972) e al suo disconoscimento (1994) dopo la tuttora oscura “vicenda Di Bernardo” va appunto inquadrata in tale contesto, ricco di luci e di ombre. Lo stesso va detto della Gran Loggia d’Italia degli ALAM, compiutamente  documentata da Luigi Pruneti negli Annali della Gran Loggia  d’Italia, 1908-2010  (ed. Giuseppe Laterza, 2010), comprendente un “albero genealogico” delle sue varie ramificazioni, costato all’autore parecchia pazienza.
In tale ambito vanno collocate la Loggia Propaganda Massonica n.2, (che, come  molto opportunamente GO-dem ricorda, era regolarmente all’obbedienza del GOI) e di Licio Gelli, il quale ne venne nominato dapprima segretario organizzativo poi  Maestro Venerabile da chi ne aveva il potere: il Gran Maestro Lino Salvini. Gelli non  operò a capriccio né all’insaputa dei grandi maestri che via via ne assecondarono l’azione (Gamberini, Salvini, Battelli) e che temperarono le conseguenze  dell’artificioso “scandalo” mondato dal marzo 1981 (Corona: al quale si deve l’asserzione che taluni associati alla P2 non erano…piduisti: fu il caso di Enrico Manca).

   In attesa di leggere il più volte annunciato saggio del Fratello Gioele Magaldi (che auspico venga presentato  senza che sia necessario l’intervento delle forze dell’ordine, come accadde per altri volumi…scomodi), sul merito dell’ampio Commento della Redazione di GO-dem al volume e alla presentazione della redazione in romeno del mio Gelli e la P2  faccio alcune osservazioni.
In primo luogo il mio saggio non è affatto apologetico, ma oggettivo (o comunque così lo intesi). Lo storico non solo non giudica, ma neppure “giustifica”:  a mio avviso la storiografia  non solo non è giustiziera (come già affermò Benedetto Croce) ma (a differenza di quanto Croce ritenne e praticò) non è neppure giustificatrice, cioè non deduce che i fatti avvenuti non potevano non avvenire.  Essa documenta e tenta di spiegare. Come tra le molte possibilità una sola, quella sola, abbia infine preso corpo e concretezza.
L’affaire P2 è un caso di specie: la valigia delle carte, quei magistrati, l’uso che ne fecero, la ridondanza nei media, la mobilitazione di un’opinione pubblica eccitatissima, le decisioni di un parlamento che di massoneria non sapeva e non capiva, di una congrega partitico-parlamentare in cerca di un capro espiatorio, di un’offa per far distrarre l’attenzione dei cittadini…
Nel mio lavoro affermo in modo esplicito la molteplicità e contraddittorietà delle asserzioni di Licio Gelli su aspetti fondamentali, a cominciare da quella  – assolutamente centrale –  della completezza della “lista” rinvenuta  a Castiglion Fibocchi il 17 marzo 1981. In proposito ho rilevato una stranezza, che qui richiamo all’attenzione della redazione di GO-dem:  un giornalista ha asserito di aver saputo da Giuliano Di Bernardo che i sostituti procuratori della repubblica di Milano, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, lessero l’elenco degli iscritti “nella loro  forma integrale” e venne poi “acclarato che dagli elenchi della P2 venne sottratta una pagina che conteneva  il nome del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e di suo fratello (Romolo NdA)”.  Se tali insinuazioni fossero veridiche tutta l’opera della Commissione dei Tre saggi (?!?) e della Commissione parlamentare d’Inchiesta sulla P2  varrebbe anche meno del non moltissimo che valgono. Non solo. Verrebbe messa in discussione anche l’attendibilità dei magistrati che avrebbero attuato o consentito la manipolazione del “brogliaccio” degli affiliati alla P2.  Orbene, non mi consta che questa asserzione sia stata confutata nelle sedi opportune.
Alla luce di un fatto di tale gravità, prendo atto di quanto ricorda la redazione di GO-dem:  Gelli venne  denunciato, processato e  condannato per calunnie, per l’asserito “depistaggio” nell’inchiesta sull’ esplosione del 2 agosto 1980  alla stazione di Bologna e per il fallimento del Banco Ambrosiano: nessuna  colpa massonica, dunque;  nulla che ne faccia il mostro qual è stato e ancora viene descritto da quanti fingono di ignorare che la P2 fu assolta in Corte d’Assise e in Corte d’Appello con sentenza definitiva dall’accusa di complotto contro la sicurezza dello Stato: l’unica politicamente significativa e l’unica su cui valga la pena  di soffermarsi per una ricostruzione attendibile della storia d’Italia (e non solo).

Due ultime considerazioni.
In primo luogo i processi contro le cosiddette “mani sporche” colpirono solo alcune figure secondarie dell’intrico Stato-governi-partiti-potere bancario e industriale e menarono l’affondo sulla dirigenza partitica, lasciando indenne l’altra. Quel viluppo comunque  non era certo nato per opera delle organizzazioni massoniche, meno protagoniste di quando sia stato asserito e viene ripetuto da certi democratici sui quali piacerebbe conoscere il pensiero della redazione di GO-dem (è il caso della massonofoba  presidente del Partito democratico, on. Rosi Bindi).
Infine, per mettere in discussione la solidità del mio saggio (discutibile come ogni risultato di ricerca, che è scientifica proprio perché confutabile) mi si obietta  quanto il Venerabile Licio Gelli  dichiarò in una recente intervista. Per comprenderla occorre tener conto dell’arguzia toscana del Venerabile, che talvolta  si diverte a riecheggiare quanto gli viene attribuito.
Lo fece anche Edgardo Sogno nelle conversazioni con Aldo Cazzullo, il quale ne dedusse che davvero l’Ambasciatore aveva ordito un colpo di Stato: molto meno  di una fantasia, forse il rimpianto per un semplice …sogno rimasto nel cassetto.
Dall’alto della sua esperienza del mondo, Gelli può ben dilettarsi di compiacere gl’intervistatori regalando loro dichiarazioni nelle quali auspica di dittature naziste e staliniste. Non è che un gioco. Lo sa; e suppone che l’intervistatore e il lettore se ne avvedano e ne sorridano,  come sicuramente se ne è accorta la Redazione di GO-dem, di una cui  frase, a provvisoria conclusione,  mi avvalgo, non per sottrarmi al confronto ma per  propiziarlo ulteriormente: “il discorso sarebbe lungo e quindi lo posticipiamo”.

   Un punto mi pare acquisito:  tra noi parliamo di storia e delle istituzioni, lasciando ad altri di trastullarsi con  i fantasmi dell’equiparazione tra Loggia P2 e Brigate Rosse. Ci interessa capire, non c’importano il chiacchiericcio  né l’antico allarme “al lupo, al lupo!” (P2, P3, P4…), che non spaventa più nessuno mentre crolla ben altro che la repubblica italiana…

Con il TFA

                                                                              Aldo A. Mola

p.s. Un’ultima precisazione: sulla  Gran Loggia Nazionale Romena “1880” (Gran Maestro il Gen. Bartolomeu Constantin  Savoiu) è bene leggere  il saggio di Dan A. Lazarescu, Brève histoire de la Franc-Maçonnerie Roumaine, Bucarest, 1995, ora in Masoneria romana  (ed. Nestor, Bucarest, 2010, diretta da Horia  Nestorescu-Balcesti, sovrano del Supremo consiglio del Rito  scozzese  antico e accettato di Romania e massonologo di alta qualità, autore di una poderosa enciclopedia sulla Massoneria nel suo martoriato Paese.      

 

Nota della Redazione di Grande Oriente Democratico (G.O.D.):

Caro Fratello Aldo, prendiamo atto volentieri delle puntualizzazioni preliminari sulle edizioni della tua Storia della massoneria italiana, così come sulla recensione apparsa su “Officinae”. Su Spadolini e Italia e Civiltà hai ragione, anche perché quei giudizi anti-liberali, anti-giudaici e anti-massonici sono del 1944, mentre il giornale del fratello (sic!) Telesio Interlandi chiuse i battenti nel 1943.
Ci compiaciamo della tua originale abbreviazione di Grande Oriente d’Italia Democratico in GO-dem, che si aggiunge alla consuetudine ormai consolidata presso fratelli di tutte le comunioni italiane, giornalisti, corrispondenti e commentatori, di  citarci con la sigla G.O.D., benché certo non siamo degni dell’ambiguità evocativa che essa comporta.
Per il resto, tu con l’interessante libro in questione, Noi con Presentazione e Commento all'edizione italiana e romena (2011) di: Aldo Mola, GELLI E LA P2 fra cronaca e storia, Bastogi, Foggia 2009 (I ediz. 2008), abbiamo già espresso alcune importanti considerazioni per i lettori desiderosi di approfondire certi temi della storia italiana.
D’altronde, non sarà male arricchire il confronto critico in corso con alcune notazioni relative al tuo Riscontro alla nostra Presentazione.
Nel definire “apologetico” il tuo Gelli e la P2 (definizione che qui confermiamo risolutamente), non intendevamo tuttavia sminuire il valore della ricostruzione storica complessiva.
Ma, appunto, ci è sembrato e ci sembra un libro che giustappone all’assoluto rigore filologico ed ermeneutico di situazioni e documenti,  uno schietto schieramento in favore della riabilitazione massonica e “civile” dell’M.V. della P2, così come di quell’area politica definita “grande centro” (DC-PSI-PSDI-PRI-PLI), la quale, se certo sembra anche a noi fosse preferibile ad alternative massimaliste di destra e sinistra, non per questo riteniamo esente da gravissime carenze sul piano della lungimiranza riformatrice e su quello dell’ethos civile.
Si dirà che “si stava meglio quando si stava peggio” (cioè era meglio la prima della seconda repubblica), ma, per la verità, noi ne preferiremmo una terza…
E, comunque, contestiamo la presunta consustanzialità (da te asserita, non senza abilità argomentative) del veterofascista Gelli a prospettive di consolidamento della democrazia italiana, ritenendo piuttosto il suo uno spregiudicato opportunismo nel muovere pedine da destra a sinistra,passando per il centro,all’unico fine di sfruttare la labilità istituzionale del Bel Paese a favore suo, di amici e di amici degli amici.
Né, del resto, potremmo in alcun modo considerare democratiche e liberali le idee reazionarie e clientelari (sul piano dei diritti civili e sociali, dell’emancipazione dei costumi, della tenuta dello stato di diritto e del ruolo dei sindacati e dei media) espresse a più riprese dal protagonista del tuo bel libro.
Sulla vicenda dello stralcio della posizione di Carlo Alberto e Romolo Dalla Chiesa dalle liste P2 la vicenda non è nuova, perché ne parlò a suo tempo anche Francesco Cossiga, con successiva polemica con il “negazionista” figlio del Generale, Nando Dalla Chiesa.
Comunque, se l’ “Illuminato” Di Bernardo e il suo corifeo giornalista hanno dichiarato cose non smentite dai diretti interessati- in questo caso i giudici Turone e Colombo- hai perfettamente ragione: si tratta di un fatto grave e inquietante.

Quanto alla condanna per calunnie, per il fallimento del Banco Ambrosiano e per depistaggio in una vicenda odiosa, dolorosa e tragica come quella della strage alla stazione di Bologna nel 1980, non siamo d’accordo che non si tratti di “colpe massoniche”: un libero muratore che delinque in modo così grave tradisce triplicemente i suoi giuramenti. In primo luogo tradisce il suo dovere civico di cittadino esemplare, che dovrebbe avere una marcia in più “etica” rispetto ai profani. In secondo luogo tradisce gli impegni solenni presi con l’Istituzione latomistica, che lo obbligherebbero a non gettare fango sulla Comunione ed anzi ad illustrarne l’immagine con esempi commendevoli nella società civile. In terzo luogo tradisce il giuramento di perfezionare il suo status e di divenire, da uomo libero e di buoni costumi, maestro di vita ed iniziato “virtuale”, un vero e proprio viaggiatore spirituale, trascendente le umane miserie.
Quanto al presunto “complotto per la sicurezza dello stato”, accusa dalla quale sul piano giudiziario Gelli è stato assolto, ciò non toglie nulla alla possibilità di discutere “colpe” e “responsabilità” negative sul piano storico-politico.
Questo vale per l’ex M.V. della P2 come per altri uomini di potere, assolti sul piano dei reati sanzionabili dalla magistratura (talora per avvenuta prescrizione, insufficienza o occultamento delle prove, oppure sparizione dei testimoni), ma difficilmente assolvibili dal tribunale sui generis degli storici.
Ci perdonerai la fermezza un po’ dura del giudizio sul fratello Licio, ma non solo non ci sono mai piaciute le camicie nere e coloro che neanche si sono pentiti di averle indossate ma, ancor meno ci piace pensare che questo signore coltivava un’intensa amicizia con “El Brujo”, al secolo José Lopez Rega, fratello massone argentino ultra-destrorso che, con la sua terroristica Alianza Anticomunista Argentina, si rese artefice prima del massacro dei peronisti di sinistra e poi di altri soggetti, prepararando il clima eversivo che condusse alla dittatura di Videla, Massera, Viola & Company (sempre buoni amici del proprietario di Villa Wanda). Per non parlare delle amicizie con l’entourage di un altro campione di democrazia e libertà come Augusto Pinochet e altri consimili personaggi e ambienti uruguayani…

Su tangentopoli,  su “mani pulite e sporche”, su eventuali corrotti e/o delinquenti dolosamente graziati dai giudici, se qualcuno ha notizie di reati che non furono perseguiti, si faccia avanti su un piano formale e giudiziario.
Quanto al giudizio storico, è evidente che la corruzione riguardasse più i partiti di governo che quelli di opposizione, ma non per la (mai esistita) superiorità morale di questi ultimi, bensì per la banale ragione che la guida degli esecutivi nazionali e di enti statali e parastatali esponeva a maggiori episodi tangentizi.
Quanto a Rosy Bindi, non la consideriamo una politica all’altezza di rappresentare al massimo livello le migliori istanze riformatrici e liberal-socialiste, di cui ha bisogno l’Italia, il PD e il centro-sinistra tutto.
Ma se in questa italietta sgangherata e allo sbando, il Fratello di Arcore ha lanciato nell’agone politico mezze calzette come la ministra Gelmini, la ministra Brambilla, la ministra Meloni (etc., che il campionario è vasto, in parlamento come nei consigli regionali e comunali) e avanguardiste sguaiate, opportuniste e ignoranti come la sottosegretaria Santanché, allora bisogna concedere un posto anche alla povera Bindi, n’est-ce pas?
Quanto all’abile difesa delle candide ammissioni di Licio Gelli ed Edgardo Sogno,derubricate a divertissement (Gelli) o velleitarie pomposità (Sogno, anch’egli piduista, peraltro)  essa ci sembra certo degna di un Gorgia o di un Protagora (grandissimi personaggi, invero)…, perciò rendiamo omaggio alla tua arguzia dialettica, Fratello Aldo.
Tuttavia, con umiltà socratica, ti rammentiamo che Gelli-negli ultimi anni-abbandonato ogni paludamento pseudo-democratico- ha sempre confermato di essere rimasto interiormente fascista e ha costantemente argomentato la sua predilezione per una direzione autoritaria dello stato, in quest’epoca di presunta decadenza…(bella l’epoca della sua gioventù, quando imperversava la teppaglia fascio-nazista!).
Altro che boutades occasionali!
Quanto ad Edgardo Sogno, realtà o intenzione velleitaria, i progetti golpisti di un sedicente liberale che ha combattuto (come Gelli) a fianco dei falangisti del fascista e persecutore di massoni Francisco Franco, non possono che inquietarci e disgustarci, anche a distanza di tanti anni.

Un dato però sia acquisito-soprattutto per chi legge le nostre fraterne e talora reciprocamente dissenzienti considerazioni: Noi di Grande Oriente Democratico consideriamo te, Fratello Aldo Mola, uno studioso di grandissimo valore, un autentico liberale (a differenza di Gelli e Sogno), un prezioso libero muratore e un uomo coraggioso, generoso e anti-conformista.
Il fatto di scrivere un ponderoso volume per investigare con cura la storia e la vicenda personale di un personaggio comunque impopolare ed esecrato come Gelli, nel quadro di un’efficace ricostruzione di ambienti e situazioni dell’Italia del secondo Novecento, scevra da pregiudizi e complessi di inferiorità verso i demonizzatori della societas massonica, ti rende ONORE.
E anche se non abbiamo alcuna empatia con il vegliardo di Arezzo e non condividiamo certe tue analisi, ti riconosciamo un’ammirevole bontà d’animo, senso di solidarietà fraterna e coraggio nel sostenere il tuo tentativo di riscatto.
Oggi, Gelli è un “perdente” e un “isolato”, anche se il suo allievo di maggior talento siede a Palazzo Chigi.
Tu tenti un’apologia o comunque una storicizzazione tesa a sfatare luoghi comuni, pregiudizi e demonizzazioni, nei confronti di un uomo che ha pagato (almeno in parte) un conto salato per le sue condotte discutibili, mentre “altri” sono più o meno rimasti impuniti
Dopotutto-di questo ti possiamo dare atto- esistono personaggi che, pur avendo compiuto azioni altrettanto se non più censurabili di quelle dell’M.V. della P2, da destra a sinistra, non ne hanno mai pagato il fio.
Onore a te, quindi, perché è raro scovare apologeti e difensori dei “perdenti” e dei “reietti”, almeno quanto è facile trovare cortigiani e leccapiedi dei “vincenti” e della vulgata del senso comune bovino e asinino.
Onore a te, Fratello Aldo Mola, anche se continuiamo ad esecrare Licio Gelli, la P2 e il piduismo di ieri e di oggi, insieme a tutti i pitreismi e piquattrismi che ne sono dirette conseguenze.

I FRATELLI DELLA REDAZIONE DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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